Greentips…consigli verdi – La FAO e l’agricoltura urbana

30 luglio 2009 at 08:52 1 commento


L’agricoltura urbana è oramai considerata la soluzione futura ai problemi di nutrizione dei centri con alta densità di popolazione.

Si stima che entro il 2050 ben l’80% della popolazione vivrà in città e questo significa che le campagne verranno inevitabilmente abbandonate e utilizzate solamente per lo sfruttamento agricolo. L’impoverimento della terra fa sì che le piante coltivate vengano trattate con concimi e pesticidi chimici e prodotti che sviluppano rapidamente la crescita. Tutto questo si riassume in maggior inquinamento e l’impoverimento nutrizionale di frutta e verdura.

Nelle aree più povere del Pianeta, invece, l’arretratezza sia rurale che cittadina, costituiscono altri problemi di nutrizione.
La FAO dal 2007 ha avviato un progetto di introduzione dell’agricoltura urbana denominato “Cibo per le città”, contro la malnutrizione e la fame nei paesi più poveri. Favelas, bidonvilles, slums di Senegal, Mozambico, Botswana, Congo, Namibia, Mali, Egitto e Gabon vedranno crescere nei prossimi anni delle aree verdi coltivate a frutta e verdura direttamente dagli abitanti di quei quartieri.

Il progetto della FAO è quella di insegnare alle popolazioni africane a coltivare verdure di qualità e anche di riuscire a guadagnare un po’ di soldi con la vendita del surplus.

In città altamente popolate, ma con uno sviluppo urbano pessimo delle infrastrutture, anche il trasporto dall’hinterland ai centri città di frutta e verdura può risultare difficoltoso, rovinando irrimediabilmente i prodotti deperibili.

Per esempio, nella città di Kinshasa (Congo) la FAO ha instaurato una collaborazione con le autorità cittadine che si sono impegnate a convertire 800 ettari di territorio urbano in orti familiari sostenibili. Ciò significa che 16.000 famiglie (80.000 persone circa) avranno frutta e verdura fresche e di qualità.

In Namibia, invece, 75 agricoltori urbani sono stati aiutati a stipulare un contratto con un supermercato locale, traendo così anche un minimo profitto dai loro orti. L’eccedenza prodotta viene venduta in chioschi dalle singole famiglie, ottenendo così un piccolo introito.

Diversa è la situazione a Kigali (teatro di una cruenta guerra civile, nel 1994). La città, che ha una posizione apparentemente invidiabile, tra colline e vallate in una zona piovosa, sta ancora subendo notevoli cambiamenti conseguenti al rientro in città degli esuli e dei profughi della guerra.

Inoltre, il terreno di Kigali non riesce a drenare l’acqua piovana, formando così zone paludose su cui non è consentito costruire. Tutta questa acqua potrebbe costituire una grossa risorsa per la popolazione prevalentemente agricola, ma essa non viene raccolta. Tra il 2004 e il 2006, grazie a un progetto congiunto con la FAO (per il quale sono stati stanziati circa 850.000 dollari), il Comune di Roma e la Cooperazione Italiana, dal 2005 (PAPUK), si sono bonificate le aree paludose, rimboschendole e si sono creati orti familiari, per la cui cura sono stati istituiti corsi di formazione per le comunità rurali. In due anni di progetto si sono creati ben 60.000 posti di lavoro, soprattutto femminile. Sono state piantate 2.000 palme e 1,6 milioni di piante, la cui produzione ha dato vita a 20 progetti di comunità e a numerose cooperative.

Il progetto della FAO è presente anche in America Latina, seppur in forma differente. In città come Medellin e Bogotà, dove l’urbanizzazione selvaggia non ha lasciato nemmeno uno spazio coltivabile, si è insegnato alle famiglie a coltivare in maniera differente.
La verdura viene fatta crescere in qualsiasi oggetto utile, come bottiglie riciclate, vaschette o vecchi copertoni. La coltivazione idroponica (in cui la terra è sostituita da acqua e nutrienti) permette di ottenere mensilmente anche 25 chili di verdura. Ogni minimo spazio in casa è utile per sistemare questi atipici orti.

La produzione viene consumata direttamente dalle famiglie coltivatrici l’eccedenza viene venduta ai vicini o alle cooperative sorte in seguito allo sviluppo dell’agricoltura familiare.

La creazione di orti urbani in zone altamente popolate, ma con una scarsa qualità di urbanizzazione, è importante non solo per combattere fame e malnutrizione, ma aiuta anche la salvaguardia del territorio, razionalizzando lo sfruttamento della terra e delle risorse idriche. Inoltre, si abbattono anche i rifiut

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  • 1. Katia  |  7 agosto 2009 alle 11:39

    Anche la ONG milanese ACRA attualmente sta realizzando un progetto di agricoltura urbana in Senegal chiamato “Microjardins e sicurezza alimentare a Dakar” di cui beneficiano circa 6000 famiglie con ottimi risultati sia per quanto riguarda la qualità e quantità degli ortaggi prodotti sia per quanto riguarda l’utilizzo delle risorse (i microjardins utilizzano circa il 20% dell’acqua solitamente necessaria all’agricoltura tradizionale).

    Ulteriori informazioni su:
    http://www.acra.it/modules/wfsection/article.php?articleid=496

    ciao

    Rispondi

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