Greentips…consigli verdi – Transition town

4 agosto 2009 at 21:56 Lascia un commento


house on green grass earth with wind generatorIl petrolio costa caro, l’inquinamento è sempre ai massimi livelli, il riscaldamento globale è un problema sotto gli occhi di tutti e che coinvolge tutti, indistintamente.
Ma come porre rimedio a tutto questo disastro, che in futuro non potrà che peggiorare? E cosa accadrebbe se da un giorno all’altro il petrolio non fosse più disponibile?
E’ quello che si è chiesto Rob Hopkins, un ambientalista inglese. E, sulle basi di queste domande, ha dato vita a un progetto di città ecosostenibile: la transition town.
Ciò che è nato come un progetto universitario, si è trasformato oggi in una tendenza che sembra espandersi a macchia d’olio: si contano decine di transition towns in tutto il mondo e il fenomeno è in crescita, anche in Italia.
La prima città di transizione è stata Kinsale (Irlanda) nel 2005, città in cui Hopkins insegna e la seconda Totnes (Inghilterra) sua città natale, nel 2006.
Il progetto iniziale prevedeva di convertire centri abitati in maniera tradizionale in agglomerati urbani ecosostenibili, eliminando il petrolio e i suoi derivati (cioè niente benzina, niente plastica, niente cibi importati).
Il progetto si è sviluppato così bene da dare vita a un movimento che oggi sembra inarrestabile. Inghilterra, Germania, America, Australia sono già attive in tal senso. In Italia si fa notare Monteveglio, unica città ad aver ottenuto la certificazione (benchè altre città si stiano attivando per ottenerla).
In queste città i cittadini si consorziano e si impongono uno stile di vita ecologista, che si ripercuote positivamente su tutta la comunità.
La riduzione drastica dell’uso della benzina ha portato vantaggi evidenti nella qualità dell’aria, nella riduzione del traffico (in cui le bici hanno sostituito le automobili); la plastica è stata sostituita da prodotti naturali e riciclabili; la frutta e la verdura vengono prodotte localmente, così non solo non occorre trasportarla (diminuendo quindi l’inquinamento), ma è controllata e non trattata chimicamente; l’energia necessaria al fabbisogno familiare viene prodotta dai pannelli solari installati sulle case (o da altri sistemi per la produzione di energia alternativa); gli oggetti, prima di essere gettati via, vengono barattati, riciclati o aggiustati.

tpound

A Totnes, il sistema funziona così bene che è stata emessa addirittura una moneta locale, che viene accettata in circa 70 negozi e botteghe della città e che serve a incentivare il commercio locale.

Ma i vantaggi delle transition towns non sono solo evidenti in termini di inquinamento (quasi nullo). Anche la vita cittadina ne è favorevolmente influenzata: la gente collabora per fornire ciò che occorre alla comunità e si sono riscoperti anche antichi mestieri, che rischiavano di andare persi con la globalizzazione. Nelle transition towns si impara a fare il pane, a curare l’orto, a creare menù con i soli prodotti stagionali, a bruciare la legna in modi non dannosi per l’ambiente. E si riscopre così il proprio vicinato: in una cittadella ecosostenibile, il baratto diventa parte integrante della vita di tutti i giorni: “ciò che non serve più a me, può servire a te”; inoltre, la cura degli orti comuni avvicina le persone che se ne occupano, favorendo lo scambio interpersonale.

La comunità si sente coinvolta in un progetto ecosostenibile, capendo che non è necessario alte cariche di stato per ottenere dei risultati apprezzabili: ognuno, nel suo piccolo, può dare un contributo fondamentale per la salvaguardia dell’ambiente.

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