Greentips…consigli verdi – Le buone notizie di Greenpeace

2 dicembre 2009 at 15:07 Lascia un commento


E’ notizia dei mesi scorsi, pubblicata da Greenpeace che la Kimberly Clark (la multinazionale dei Kleenex e Scottex, leader nei prodotti derivati dalla fibra di carta in più di 80 paesi) ha adottato standard che garantiranno l’acquisto di materie prime cartacee che garantiscono la conservazione delle foreste.

Così facendo, la Kimberly Clark si posiziona tra le prime aziende mondiali ecosostenibili nella produzione di tessuti in fibra di carta, impegnandosi così contro la deforestazione illegale.

Gli attivisti di Greenpeace, già nel novembre del 2006, avevano dimostrato di fronte alla sede italiana della Kimberly Clark, portando dei sanitari con degli alberi dentro come simbolo delle risorse naturali gettate via.

Da quella dimostrazione è scaturita una collaborazione tra la Kimberly Clark e Greenpeace, che ha portato ai risultati odierni, nonché all’impegno della multinazionale a promuovere iniziative a favore del riciclo della carta e la mappatura e protezione di foreste protette.

La Kimberly Clark si impegna quindi a impiegare solo fibre riciclate e fibre vergini certificate, nel pieno rispetto degli standard di sostenibilità, senza per questo compromettere la qualità del prodotto. Ciò permetterà sia di proteggere le foreste, sia di aumentare l’uso di carta riciclata e carta approvata dal FSC (Forest Stewardship Council).

Entroil 2011 la Kimberly Clark produrrà utilizzando il 40% di materie prime certificate da FSC o riciclate (con un aumento del 71% rispetto al 2007) e sempre dal prossimo anno, non verranno più usate fibre provenienti dalle foreste boreali canadesi, se non con certificazione FSC.
Anche in Brasile, però, non mancano le buone notizie. I colossi produttori di carne, JBS/Friboi, Bertin, Minerva e Marfrig, hanno accolto le richieste di Greenpeace di fermare la deforestazione dell’Amazzonia, siglando un accordo intersocietario che bandirà l’acquisto di capi di bestiame allevati in aree recentemente deforestate.

L’azione di Greenpeace, il cui successo è avvenuto in soli 4 mesi dall’inizio della campagna si sensibilizzazione “Amazzonia, che macello”, si è incentrata sulle pressioni fatte ai fornitori e consumatori, affinchè gli allevatori si orientassero verso soluzioni ecosostenibili. La minaccia di mettere a rischio importanti rapporti commerciali ha avuto la meglio.

Aziende italiane come Gruppo Natuzzi, Gucci e Geox e internazionali come Adidas, Nike e Timberland hanno accolto l’appello diffuso con la campagna “Amazzonia, che macello” e hanno preso l’impegno di annullare i contratti stipulati con i fornitori che non potessero garantire che il loro bestiame non fosse allevato in zone deforestate in Amazzonia.

JBS-Friboi, Bertin, Minerva e Marfrig si sono impegnate a garantire che i loro prodotti non proverranno da allevamenti e mattatoi installati in zone deforestate o in cui vige il lavoro in schiavitù.

Speriamo di leggere presto altre belle notizie così!

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