Greentips…consigli verdi – Cosmetici e cavie

9 dicembre 2009 at 11:13 Lascia un commento


I prodotti cosmetici che acquistiamo, si sa, devono essere testati prima di essere messi in vendita.

Ma testati su chi?

La maggior parte delle aziende testa i prodotti sugli animali, per verificare eventuali reazioni e danni alla pelle che detergenti e creme possono causare all’uomo. Ma esistono anche aziende che non praticano test crudeli sugli animali e rientrano così nella lista delle così dette aziende “no cruelty” o “cruelty free”.

Per capire la linea di condotta adottata dai produttori è necessario saper leggere e capire le diciture riportate sulle etichette:

prodotto finito non testato su animali : è una frase senza senso, perché non è più obbligatorio testare i prodotti sugli animali, già da diversi anni. Le materie prime, invece, possono essere testate e quelle di nuova formulazione saranno testate almeno fino al 2013;

prodotto non testato su animali : anche questa dicitura non fornisce molti elementi per capire se il prodotto che si sta per acquistare è stato testato sugli animali. Anche in questo caso, non è certo che gli ingredienti base non siano stati testati;

testato clinicamente: significa che il prodotto è stato testato su volontari umani, ma non esclude che siano state usate anche cavie animali;

testato dermatologicamente: come sopra, il prodotto è stato testato sulla pelle, ma non si sa di che genere siano le cavie (umane o animali).

Esiste un elenco di aziende che hanno passato i controlli Standard ICEA (Istituto Certificazione Etica Ambientale) e lo Standard LAV/EAR (Lega Antivivisezione/ Europe for Animal Rights), ma ad oggi non esiste una legge che imponga di specificare se e quali ingredienti o prodotti siano stati testati sugli animali, ma è presumibile che nessun prodotto in commercio sia realmente cruelty free. I prodotti più sicuri si possono trovare nei punti vendita di alimentazione biologica, nelle erboristerie e in alcuni supermercati.

Gli standard a cui ci si riferisce distinguono tra i test sul prodotto finito e i test praticati sui singoli ingredienti. I test sul prodotto finito sono vietati in Europa ed è vietata la vendita dei prodotti testati fuori dall’Europa.

Il problema si pone con gli ingredienti base dei prodotti. E’ questa la discriminante tra il prodotto “no cruelty” e non.

Sarebbe opportuno definire cruelty free i prodotti i cui ingredienti rientrano nelle liste bianche (positive lists) e cioè quelli presenti sul mercato prima del 1976 (anno in cui è entrato in vigore l’obbligo dei test sulle cavie animali per specifici cosmetici). Ma è oramai quasi impossibile trovare aziende che utilizzino questi ingredienti.

Per cercare di limitare l’uso di cavie, chi si attiene agli standard deve garantire due condizioni fondamentali:

non testare su animali il prodotto finito, e non commissionare i test a terze aziende;

non testare i singoli ingredienti, e non commissionare i test a terze aziende.

Le aziende che vogliono rientrare nell’elenco cruelty free devono impegnarsi a non acquistare più ingredienti chimici testati dopo un determinato anno (scelto dall’azienda stessa) e quindi non utilizzare più alcun ingrediente “nuovo” (che può quindi essere stato testato sugli animali). Questa regola non si applica a ingredienti vegetali o testati prima dell’anno prescelto.

Questa regola aiuta a non incrementare la sperimentazione sugli animali, anche se non si possono definire totalmente cruelty free: alcuni ingredienti possono essere stati testati prima dell’anno scelto dall’azienda o anche prima del 1976. Tuttavia si possono definire no cruelty perché hanno deviso di adottare una linea di condotta eticamente favorevole alla qualità di vita degli animali.

Questa regola aiuta a non incrementare la sperimentazione sugli animali, anche se non si possono definire totalmente cruelty free: alcuni ingredienti possono essere stati testati prima dell’anno scelto dall’azienda o anche prima del 1976. Tuttavia si possono definire cruelty free perché hanno deviso di adottare una linea di condotta eticamente favorevole alla qualità di vita degli animali.

Gli standard si applicano agli ingredienti usati, ma non tengono ancora conto di eventuali uccisione di animali o il loro sfruttamento, come per esempio: grassi animali, olii animali, glicerina, collagene, placenta, ambra grigia, zibetto, lanolina, cera d’api, miele.

Le aziende che aderiscono allo Standard cercano di evitare questi prodotti, tuttavia è bene controllare l’elenco degli ingredienti prima dell’acquisto.

Segnaliamo un caso particolare, che è quello della catena di negozi The Body Shop.

Chi era convinto che questa catena fosse contro la vivisezione e favorisse prodotti no cruelty, dovrà ora ricredersi: la catena è stata acquisita dal gruppo L’Orèal, colosso dei prodotti cosmetici e per questo dedita ai test sugli animali.

In Inghilterra, in seguito a questa acquisizione, la catena The Body Shop è stata boicottata dai gruppi animalisti più attivi.

Inoltre, specifichiamo che L’Orèal è detenuta al 26,4% da Nestlè, azienda duramente attaccata da animalisti e ambientalisti e più volte centro di operazioni di boicottaggio da parte di attivisti.

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