Greentips…consigli verdi – Disastri petroliferi

26 maggio 2010 at 22:02 6 commenti


Mentre in Luisiana si sta ancora tentando di arginare la falla causata dalla piattaforma petrolifera, è’ notizia di oggi che al largo di Singapore, in acque malesiane, uno scontro tra cargo ha causato un altro disastro ambientale. La petroliera Bunga Kelana 3, di oltre 100 mila tonnellate di stazza, è entrata in collisione con il cargo Mt Vaily, a 13 chilometri dalle coste della Malaysia. Lo squarcio nella fiancata della petroliera è di circa 10 metri e finora sono fuoriuscite circa 2000 tonnellate di petrolio. La capitaneria di porto di Singapore si è subito attivata per prestare soccorso agli equipaggi, ma è evidente che il disastro ambientale è enorme.

Gli incidenti legati all’estrazione, produzione e trasporto di petrolio non sono rari. Da sempre se ne parla, da sempre succede qualcosa per cui -in ogni angolo del mondo- un ecosistema viene distrutto dalla marea nera.

Ricordiamo, per esempio, la piattaforma al largo di Santa Barbara (California, USA) che nel 1969 è esplosa, rilasciando in mare 13mila tonnellate di petrolio, uccidendo 10.000 uccelli. Ancora peggio è accaduto nel 1979, quando in Messico, sempre a causa di una piattaforma, si sono persi in mare, in 9 mesi, 480mila tonnellate di oro nero. Ingenti sono stati gli interventi ambientalisti per salvare le tartarughe marine, che sono state trasportate con aerei in altri ambienti non contaminati. L’uragano Katrina, nel 2005, ha danneggiato pesantemente almeno una trentina di piattaforme.  Per quanto riguarda le petroliere, ricordiamo gli incidenti più gravi:

  • 1967, al largo della Cornovaglia, 80.000 tonnellate di greggio perse dalla Torrey Canyon;
  • 1989, al largo dell’Alaska la Exxon Valdez ha rilasciato circa 38.800 tonnellate di greggio;
  • 1991, al largo di Genova, 50.000 tonnellate di greggio; perse dalla Haven;
  • 1999,  al largo della Francia, 13.000 tonnellate di gasolio perse dalla Erika (bandiera maltese, ma proprietà italiana): il gasolio, arrivato sulle coste bretoni, fece strage di uccelli;
  • 1999, al largo delle Galapagos, 170.000 tonnellate di carburante provcarono la morte di numerose specie animali e l’evacuazione di molti altri individui, in seguito alla dichiarazione di stato di emergenza delle autorita ecuadoriane.

La maggior parte delle piattaforme oggi in uso, contrariamente a quanto le major petrolifere voglio lasciar intendere, non sono sicure e non sono di certo all’avanguardia. Per esempio, quella la largo della Luisiana è stata affittata a circa 500mila dollaro al giorno dalla Transocean alla BP. La BP, per la stesas cifra, avrebbe potuto acquistare e utilizzare un sistema migliore, più moderno che prevede un sistema di bloccaggio del pozzo, azionabile dalla superficie.  Altri Stati, come Norvegia e Brasile, hanno reso obbligatorio questo sistema. Gli USA si dibattono sull’adozione di questo sistema almeno dal 2000, ma non sono mai stati scelti perchè considerati costosi dal US Mineral Management Service. Ricordiamo che la BP  solo nel primo quadrimestre 2010 ha fatturato 6 miliardi di dollari e per attività di lobby al Congresso USA ha speso non meno di 3 milioni e mezzo di dollari. Evidentemente gli interessi economici sono più alti della salvaguardia dell’ambiente. (Fonti Greenpeace).

Ancora non è chiaro quanto si stia riversando in mare, dalla piattaforma al largo della Luisiana. Alcuni stimano che il disastro non sia inferiore a 25.000 barili di greggio al giorno (secondo il Wall Street Journal), mentre la BP -prima dell’incidente- dichiarava una produzione di 150.000 barili al giorno. Alla BP verranno sicuramente addebitati i costi dei danni causati e l’Azienda petrolifera ha già dichiarato che pagherà solo le perdite economiche accertate e quantificabili, ma non cprende in considerazione i danni ambientali. Ricordiamo bene come andò a finire con la Exxon Mobil. Nel 1989 alla Exxon, responsabile del disastro al largo dell’Alaska, erano stati addebitati 287 milioni di danni “tecnici” e 5 miliardi di danni ambientali. Dopo anni di appelli, perizie e udienze, la Exxon ha pagato solo 507,5 milioni di dollari.

Ma cosa succede agli ecosistemi colpiti dalle maree nere? I danni all’ecosistema non sono facili da stimare e da monitorare: le sostanze tossiche presenti nel petrolio hanno effetti sia sul plancton (componente della catena alimentare acquaticca), sia su altre specie.Al largo della Luisiana sono stati rilasciati anche 400.000 litri di disperdenti. Queste sostanze fanno sì che gli uccelli non si ricoprano di catrame (e dal punto di vista dei media è una cosa positiva: vedere uccelli coperti di catrame fa più sensazione e crea sgomento), ma uccidono l’ecosistema sommerso, causando morie di pesci e altre specie, anche già a rischio di estinzione, come il tonno rosso o rettili, come tartarughe e alligatori. Per definire i danni ambientali, è necessario prima di tutto capire qual è l’area interessata e finchè la marea nera è in movimento, non se ne può stimare l’area. Inoltre, alcuni effetti si vedranno solo nelle generazioni future, una volta che il petrolio sarà assimilato dagli individui oggi interessati.

Ma esplosioni e collisioni in alto mare non sono le prime cause di disastro ambientale. Sicuramente sono le più evidenti ed eclatanti, ma pensiamo, per esempio, anche ai lavaggi delle cisterne (che avvengono con prodotti chimici poi dispersi in mare) e all’aumento della CO2, causata dalla combuistione del petrolio.

L’unico modo per evitare questi danni è quello di abbandonare l’uso del petrolio e dei suoi derivati e adottare sistemi di produzione di energie rinnovabili, come l’eolico o il solare. Anche modificare le nostre abitudini può aiutare molto: ridurre l’uso dell’automobile, preferendo mezzi pubblici o alternativi (per esempio la bicicletta, in città); cambiando le lampadine a incandescenza a favore di quelle a basso consumo, per ridurre l’uso di energia.

Entry filed under: Disastri ecologici, Ecologia, Energia. Tags: , , , , , , , .

Greentips…consigli verdi – 2010: anno della biodiversità Greentips…consigli verdi – L’impronta ecologica

6 commenti Add your own

  • 1. fernando cavaliere  |  30 maggio 2010 alle 11:07

    perché non calare un tubo (cerchio) in cemento abbastanza largo e pesante in modo che aderisca bene al fondo e poi riempirlo di cememento?

    Rispondi
  • 2. Gianni Pallini  |  30 maggio 2010 alle 16:13

    Mi domando se non hanno pensato, sempre se fosse possibile, a fermare il flusso con un pallone otturatore, tipo quelli usati per il gas.L’inserimento di questo pallone deve essere eseguito a monte della falla con un ulteriore foro sul fianco del tubo stesso. Naturalmente con materiali idonei. Se questo fosse possibile, si potrerbbe tamponare provisoriamente la falla , dando il tempo per la dovuta riparazione. In questo modo il pozzo non andrebbe perso. E’ chiaro che l’operazione deve essere studiata nei particolari. Spero che la mia idea possa esservi utile. Colgo l’occarione per salutarvi.

    Rispondi
    • 3. Barbara  |  30 maggio 2010 alle 17:28

      Sono tutte e due idee da valutare. Il tubo, lo avevo pensato anche io. Il pallone, a dire il vero, no. Qualcuno ha altre idee? Proviamo a proporle a Obama?

      Rispondi
  • 4. Lecca Marco  |  31 maggio 2010 alle 16:37

    Beh visto che hanno una trivella cosi potente perche nn trivellano con uno spessore più grande nello stesso buco per poi mettrne uno di dimensione più grande??? cosi la forza che ha l’uscita nn dovrebbe dannegiare il tubo essendo più grande avrà piu manegevolezza a uscirne fuori e nel fra tempo invece di disperdersi nel mare lo recuperano e poi nel metre provedono a sistemarlo nel miglior modo ma almeno evitano tutto questo inquinamento o disastro…

    Rispondi
  • 5. Lecca Marco  |  31 maggio 2010 alle 16:41

    se no una specie di tasselo per farvi capire cosa intendo un tasselo di dimensione più piccola inconfronto al tubo cosi almeno nn evitano il contrasto con l’uscita del liquido nel metre che lo entrano… e un tasselo che può permettere dopo a stendersi e quindi bloccarlo del tutto…. nn so se avete capito XD…. sono un ragazzino con tante ideeXD

    Rispondi
  • 6. Barbara  |  7 giugno 2010 alle 16:03

    E’ notizia di ieri che la macchia di petrolio ha raggiunto dimensioni notevoli e si sta espandendo (per azione delle correnti) in altre zone.
    Sembra, però, che i rimedi attuati per arginare l’uscita del greggio stiano parzialmente funzionando. Speriamo sia vero…
    La BP ha comunicato che pagherà tutti i danni causati dal disastro, ma ci chiediamo se nei loro conteggi sono stati inclusi i danni alla ittocultura o al turismo. Inoltre, hanno assicurato che l’ambiente sarà ripristinato alla situazione che c’era prima del disastro.
    Ma siamo sicuri che ciò sia possibile? Flora e Fauna non saranno già irrimediabilmente compromessi?

    Rispondi

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