Greentips…consigli verdi-Gli Editori amici dell’ambiente

21 febbraio 2011 at 16:55 Lascia un commento


In un’era sempre più tecnologica, fatta di computer da tavolo e portatili, telefonini sempre più smart, tablet per essere sempre connessi e informati con i quotidiani online, esiste ancora un materiale vecchio di migliaia di anni, che difficilmente scomparirà. La carta.

Gli amanti dei libri non rinuncia facilmente al piacere di sfogliare le pagine di carta, su cui è possibile annotare appunti  o mettere dei segni nelle pagine più interessanti.

Ma siete sicuri che la carta usata dagli Editori sia sicura e non incida sulla distruzione delle foreste pluviali?

Greenpeace ha prodotto un dossier in cui elencano, dalla più alla meno virtuosa, le case maggiori case editrici. E’ stato chiesto loro di compilare un questionario, abbastanza semplice ma completo di dati, in cui ogni Editore doveva dare un sostanzioso numero di dati legati all’acquisto di carta e all’utilizzo di essa. Le risposte date hanno permesso di classificarle in quattro gruppi, da quelle più in linea con atteggiamenti eco-compatibili a quelle che non hanno nemmeno risposto.

Forse non è noto a tutti che l’Europa è il maggiore importatore di carta dall’Indonesia. Il più grande produttore di polpa di cellulosa è la Asian Pulp & Paper (APP) e controlla circa 2,2 milioni di ettari di piantagioni da polpa di cellulosa, riuscendone a produrre circa 2,7 milioni di tonnellate annue.  La APP controlla una società, la PT Indah Kiat, che è la più grande cartiera del Paese, che la cui capacità produttiva è di due milioni di tonnellate. Si stima che, per fronteggiare alle grandi richieste, dal 2005 le cartiere collegate ad APP (PT Indah Kiat an PT Lontar Papyrus) abbiano ottenuto il 60 per cento delle fibre perprodurre la propria carta tagliando a raso della foresta anziché alle piantagioni coltivate appositamente. Alla APP si possono ricondurre anche le piantagioni di olio di palma, altro increscioso problema causa di deforestazione, i cui principali clienti sono Nestè, Kraft e Procter&Gamble. Ma ve ne parleremo in un altro approfondimento.

Le foreste torbiere indonesiane, da cui proviene la polpa per carta,  immagazzinano una quantità di carbonio superiore di ben un terzo a quella che l’atmosfera trattiene a livello globale. In Indonesia l’espansione delle piantagioni di palma da olio nelle foreste torbiere viene praticata drenando il terreno con un reticolo di canali. Questi ultimi vengono inizialmente impiegati per il trasporto dei tronchi di valore commerciale rimossi dalla foresta e, successivamente, svuotati per far defluire l’acqua e prosciugare il terreno. Malgrado questa pratica sia vietata, la biomassa residua viene normalmente rimossa con il fuoco immettendo nell’atmosfera enormi quantità di CO2. Ogni anno 1.8 miliardi di tonnellate di gas serra vengono rilasciati nell’atmosfera a causa della degradazione e degli incendi delle foreste torbiere indonesiane. (Fonte Greenpeace).

APP è stata ripetutamente denunciata per aver commesso diversi crimini legati al taglio illegale delle foreste. Inoltre, le sue società controllate sono sotto inchiesta per aver allontanato con la violenza le popolazioni locali, che si opponevano al taglio selvaggio degli alberi, incendiando i villaggi.

Nonostante le numerose campagne contro APP e denunce, avanzate da diverse ONG locali e internazionali, la APP non ha cambiato il suo atteggiamento e nemmeno mostra segni di voler migliorare la sua produzione, attenendosi alle leggi indonesiane. Con questo comportamento criminale, molte aziende di importanza internazionale hanno rescisso i contratti con APP, per non essere coautori della deforestazione. Tra queste aziende virtuose e di buon senso citiamo: Staples, Walmart, Gucci e Ferragamo. Staples, nello specifico, ha dichiarato che APP costituiva «un grande pericolo per l’immagine della nostra azienda e del nostro marchio» e che «non è più ammissibile intrattenere (con APP NdT)

alcun rapporto commerciale».

Greenpeace stima che per ogni tonnellata di cellulosa prodotta dalla APP in Indonesia nel 2007, siano state emesse circa cinque tonnellate di carbonio (CO2) a causa della distruzione delle foreste pluviali e 29 tonnellate di CO2 a causa del drenaggio della torba. L’Italia è uno dei Paesi europei che ha maggiormente incrementato l’importazione dall’Indonesia ed è per questo che riteniamo importantissimo conoscere le Case Editrici che si distinguono nell’impiego di carta riciclata. Se non strettamente indispensabile, acquistare un libro di un editore piuttosto che un altro, può notevolmente influenzare la loro linea di condotta. Alcuni si sono già impegnati a non acquistare carta “sporca”.

Greenpeace ha fatto specifiche richieste agli Editori, al fine di non contribuire allo scempio che sta rovinando il nostro Pianeta:

1) Adottare una precisa politica di acquisti;

2) Seguite fino all’origine la filiera della carta;

3) Non acquistare carta proveniente dalle foreste primarie

4) Usare carta riciclata post consumer e certificata FSC.

Ecco l’elenco delle Case Editrici più virtuose: Bompiani, Boogaloo Publishing, Caravan Edizioni, Croma Multimedia, Dindi, Edizioni Ambiente, Fandango, Foglio Clandestino, Gaffi, Hacca Edizioni, Il Rovescio, La Coccinella, Lavieri Edizioni, Lonely Planet, Prospettiva. Questi Editori stampano su carta con alta percentuale di fibre riciclate o su fibre vergini certificate FSC, innescando così un meccanismo per cui più carta riciclata viene richiesta, più se ne produce.

Il secondo gruppo è composto da: Altreconomia, Marsilio, Chinaski, Einaudi Stile Libero, Eli Edizioni, Keller, Kite Edizioni, Slow Food, Edizioni Estemporanee, Montemeru, Zandonai, Becco Giallo, Feltrinelli, Apogeo, Kowalski, Urra, Minimun Fax, Stampa Alternativa, Atmosphere Libri, Carocci, Fanucci, Neri Pozza, Baldini Castoldi Dalai, Fazi, Il Saggiatore. Queste Case Editrici stampano già su carta FSC, ma possono impegnarsi di più con l’acquisto di carta riciclata.

Queste potrebbero impegnarsi di più; hanno introdotto la carta riciclata nella loro filiera, ma fanno ancora troppo uso di carta non certificata:   Coconino Press; De Agostini, Harmony, Einaudi, Electa, Geo Mondadori, Mondadori, Mondadori Education, Mondadori Informatica, Mondadori Libri per Ragazzi, Piemme, Sperling&Kupfer, Eidioni E/O, Bollati Boringhieri, Chiarelettere, Corbaccio, Garzanti, Guanda, Longanesi, Nord, Ponte Alle Grazie, Salani, Tea; Vallardi, Laterza, Il Mulino, D’Anna, Hoepli Editore, Adelphi, Bur, Fabbri, Rizzoli, Sansoni, Sonzogno, Giunti, Donzelli. C’è da sottolineare che Mondadori si è impegnata a escludere i fornitori che propongono fibre da fonti controverse e ad aumentare carta FSC o fibre riciclate.

Rubettino e Altre Edizioni non hanno dimostrato sufficiente trasparenza nel fornire le informazioni richieste e non hanno dato dimostrazione di voler escludere carta non certificata o riciclata.

Non hanno proprio dato seguito al questionario inviato loro da Greenpeace le seguenti: Alberti Editori, Alinari, Ape Libri, Arcana Edizioni; Castelvecchi Editore, Bignami, Cairo Editore, Coniglio Editore, Disney Libri, Edagricole, Gambero Rosso, Giuffre, Gruppo Hachette Rusconi, Lapis Edizioni, Leconte, Le Paoline, Libreria Editrice Vaticana, Loescher, Manifesto Libri, Marco Y Marcos, Meltemi Editore, Mursia, Newton Compton Editori, Palumbo Editore, Panini, Pearson, Bruno Mondadori, Paravia, Sellerio, Tunue, Voland Edizioni, Zanichelli.

Forse molti di voi avranno notato che tra gli editori non classificati troviamo la Disney, Bignami (quanti di voi hanno ripassato sui bignami, per passare un esame di riparazione a scuola?!?) e l’editrice Vaticana. Ogni volta che vi capiterà in mano un libro o una rivista pubblicata da una delle sopra citate Case Editrici riflettete se quella carta è stata macchiata con crimini a popolazioni indifese o al nostro ecosistema.

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