Greentips…consigli verdi-Divieto per le shopper atto terzo

15 marzo 2011 at 11:10 3 commenti


L’Italia è stato il primo Paese in Europa a vietare le shopper di plastica.

Dopo aver approvato questa legge, i produttori di plastica sono insorti e hanno presentato un esposto in Commissione Europea perchè secondo loro non era ammissibile che un solo Paese vietasse la circolazione di un oggetto il cui mercato è libero nel resto d’Europa.

Sembrava, poi, che l’Italia non avesse notificato per tempo alla UE la volontà di attuare questo disegno di legge e per qualche settimana è regnata una gran confusione.

Ora la questione sembra essersi chiarita. E in bene!

L’Italia, prima messa sotto accusa, è ora la capofila di altri Paesi (Austria e Spagna tra i primi) che vogliono copiare la nostra legge e hanno chiesto alla Commissione UE maggiori dettagli sulla nostra legge. In nostro favore si è persino espresso Janez Potocnik, commissario UE all’ambiente, che ha dichiarato insostenibili le attuali tendenze nell’industria degli imballaggi.

E così, mentre le isole di plastica nel Pacifico e nel Mediterraneo stanno aumentando di dimensione, è diventato indispensabile pensare a qualche strategia per migliorare la qualità dell’ambiente in cui noi stessi viviamo e ora anche la Commissone Europea si è indirizzata in questa direzione, con la manifesta intenzione di bandire i sacchetti plastica.

Ma come cambierà il modo di fare la spesa, almeno da noi che siamo uno dei primi Paesi per consumo di sacchetti? E’ ovvio che le nostre abitudini devono cambiare radicalmente. Sono già stati introdotti sul mercato shoppers alternative, fatte in mater-bi e altri nuovi materiali “bio”. Tuttavia, è emerso recentemente che anche queste buste, se non correttamente smaltite, possono essere pericolose tanto quanto la plastica. Attualmente sono davvero pochi i materiali che si scompongono da soli  e senza residui se dispersi nell’ambiente. La maggior parte di essi, infatti, hanno bisogno di particolari fattori ambientali (spesso indotti, come negli inceneritori) per potersi scomporre e abbandonarli nell’ambiente è dannosissimo. E’ opportuno che la gente si renda conto che il fatto che i sacchetti siano bio non vuol dire che siano totalmente biodegradabili.

La soluzione migliore, ad oggi, è quella di evitare comunque l’usa e getta. Si devono preferire borse di carta, tela o paglia. Insomma, l’antica saggezza popolare, le care, antiche sporte rimangono la soluzione migliore per la salvaguardia del nostro ambiente.

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3 commenti Add your own

  • 1. Mau  |  16 marzo 2011 alle 17:40

    I soliti non informati.
    Mi sapete dire il numero dell’articolo di legge che vieta i sacchetti in plastica?
    Non lo trovate? Vi do una mano io.
    L’articolo non c’è perchè la legge NON ESISTE esiste solo un comunicato stampa.
    Leggetevi la sentenza del TAR del Lazio prima di scrivere inesattezze

    Rispondi
    • 2. Barbara  |  16 marzo 2011 alle 18:04

      “Dal 1 gennaio 2011 scatta il divieto di commercializzazione dei sacchi da asporto merci non conformi ai requisiti di biodegradabilità indicati dagli standard tecnici europei vigenti, di cui all’ 1, comma 1130 della legge 26 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria 2007), come modificato dall’art. 23, comma 21-novies del decreto legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n.102.
      Resta consentito lo smaltimento delle scorte in giacenza negli esercizi artigianali e commerciali alla data del 31 dicembre 2010, purchè la cessione sia operata in favore dei consumatori ed esclusivamente a titolo gratuito”

      . Marmau, abbiamo trovato questo stralcio, in cui i sacchetti vengono vietati, ma rimane possibile smaltire le giacenze.

      E’ vero che ci sono state controversie in merito e che è stato tentato di impugnare la legge e che per un periodo è stata bloccata (anche perchè, affinchè fosse accettata dalla UE mancava la richiesta ufficiale e il nostro ministro per l’ambiente ha assicurato che si sta provvedendo in tal senso), ma sembra che la questione si stia chiarendo in tutte le sedi e che la UE stia pensando di disporre una norma come quella italiana in tutta la UE.
      Noi da sempre siamo contro la plastica eccessiva e abbiamo seguito in diversi momenti il divieto di commercializzazione delle shopper. Abbiamo anche scritto dei problemi legati all’attuabilità della nostra legge, per un vizio di forma.
      Se ce lo permetti, così come stanno le cose, potremmo avere ragione tutti (tu e noi), come nessuno. Rimane il fatto che la plastica è dannosa e ne facciamo un uso eccessivo. Su questo sei d’accordo?

      Per completezza di informazioni, ti riportiamo anche un’altra nota:

      Ufficio Legislativo e Affari Giuridici

      Roma, 30 dicembre 2010

      Oggetto: DECRETO MILLEPROROGHE – SCORTE SACCHETTI NON BIODEGRADABILI

      Si comunica che sulla G.U. n. 303, del 29 dicembre, è stato pubblicato il decreto legge 29 dicembre 2010, n. 225, recante “Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e di interventi urgenti in materia tributaria e di sostegno alle imprese e alle famiglie”, cosiddetto “Decreto Milleproroghe 2011”.

      Nel “Milleproroghe” non sono stati previsti differimenti di termini riguardanti il divieto di commercializzazione dei sacchetti non biodegradabili, ma, in data odierna, il Ministero dello sviluppo economico ha diramato, sul proprio sito, un comunicato stampa che consente a commercianti al dettaglio ed artigiani lo smaltimento delle scorte in giacenza, purchè la cessione sia operata in favore dei consumatori ed esclusivamente a titolo gratuito.

      Di seguito Vi forniamo una sintesi dei contenuti del DL n. 225 ed, in coda, le indicazioni del Ministero dello sviluppo economico sui sacchetti di plastica.

      DECRETO MILLEPROROGHE 2011

      OMISSIS

      DIVIETO COMMERCIALIZZAZIONE SACCHETTI NON BIODEGRADABILI

      Come è noto, la legge 27 dicembre 2006, n. 296, recante “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2007)”, prevedeva, all’art. 1, comma 1129, che, ai fini della riduzione delle emissioni di anidride carbonica in atmosfera, del rafforzamento della protezione ambientale e del sostegno alle filiere agro-industriali nel campo dei biomateriali, sarebbe stato avviato, a partire dall’anno 2007, un programma sperimentale a livello nazionale per la progressiva riduzione della commercializzazione di sacchi per l’asporto delle merci che non risultino biodegradabili, secondo i criteri fissati dalla normativa comunitaria e dalle norme tecniche approvate a livello comunitario.
      Il successivo comma 1130 disponeva che il programma di cui al comma 1129, definito con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, e con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, da adottare entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della legge previo parere delle competenti Commissioni parlamentari, avrebbe individuato le misure da introdurre progressivamente nell’ordinamento interno al fine di giungere al definitivo divieto, a decorrere dal 1° gennaio 2010 (termine poi differito al 1° gennaio 2011), della commercializzazione di sacchi non biodegradabili per l’asporto delle merci che non rispondano entro tale data ai criteri fissati dalla normativa comunitaria e dalle norme tecniche approvate a livello comunitario.
      Nella nota n. 4244, dello scorso 8 ottobre, lo scrivente Ufficio aveva espresso perplessità sulla possibilità che il divieto di commercializzazione dei sacchetti non biodegradabili partisse dal 1° gennaio 2011 in mancanza di precise indicazioni da parte dei Ministeri interessati.
      Fra i vari interrogativi, ci si chiedeva se, nel caso in cui i sacchetti non fossero commercializzati, bensì ceduti gratuitamente al consumatore finale (come avviene in molti piccoli esercizi di vendita), il supposto divieto dovesse ritenersi comunque sussistente.

      In data odierna, il Ministero dello sviluppo economico, proprio in relazione ai dubbi da noi sollevati, ha emesso un comunicato stampa, che indica la soluzione al problema principale, quello dello smaltimento delle scorte, pervenendo alla conclusione che il divieto di commercializzazione dei sacchetti da asporto merci, non conformi ai requisiti di biodegradabilità indicati dagli standard tecnici europei vigenti, sarà in vigore dal 1° gennaio 2011, ma resta consentito lo smaltimento delle scorte in giacenza negli esercizi artigianali e commerciali alla data del 31 dicembre 2010, purchè la cessione sia operata in favore dei consumatori ed esclusivamente a titolo gratuito.

      Questo il contenuto completo del comunicato:

      <>.

      Rispondi
  • 3. Barbara  |  16 marzo 2011 alle 19:16

    Non contenti di quello che abbiamo trovato in rete, abbiamo chiesto aiuto a chi ne sa sicuramente più di noi: la Redazione di Porta la Sporta. Confermando che non è ancora stato messo nero su bianco il divieto, ci fanno sapere che:

    ” il divieto deve ancora essere messo nero su bianco,
    gli articoli di allora a cui il divieto fa riferimento erano generici e non completi di decreti attuativi che definissero tutti gli aspetti correlati oltre al fatto che erano le previste azioni propedeutiche, ricerche, investimenti che sono stati tutti “saltati”.
    Insomma il solito pasticcio italiano sicuramente nella forma.
    http://www.ecodallecitta.it
    Anche sul ns sito (sezione news a scorrimento) e facebook pubblichiamo le notizie di rilievo. Ti allego una serie di link che ti chiariranno , forse le tappe di questa intricata questione.
    Il primo è il più recente ed è il punto a cui siamo ora, in attesa che vengano scritti i decreti attuativi a livello nazionale specificando cosa si intende per biodegradabili, in quali esercizi
    sono banditi (alimentari o settore non alimentare ?) e chi ha il compito di fare sanzioni.
    Ad oggi per fare multe un comune deve fare una propria ordinanza e stabilire sanzioni.
    http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2011-03-15/shopper-plastica-italia-064011.shtml?uuid=AaXlCZGD
    http://www.ecodallecitta.it/notizie.php?id=105781
    http://www.ecodallecitta.it/notizie.php?id=105770

    Inoltre, con una mail successiva, ci segnalano questo link:
    http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2011/02/25/visualizza_new.html_1583044182.html di cui riportiamo il testo pubblicato dall’ANSA:

    ” Il Tar del Lazio conferma il divieto di commercializzazione dei sacchetti in plastica. I giudici della III sezione ter del tribunale amministrativo, presieduti da Giuseppe Daniele, infatti, hanno respinto la richiesta con cui l’Unionplast e quattro aziende produttrici sollecitavano la sospensione del provvedimento con cui il ministero dell’Ambiente ha vietato a partire dal 1 gennaio scorso la commercializzazione degli shopper in plastica.”

    Mettendo tutto assieme si evince che:
    1) il divieto è stato formulato, ma non attuato nella maniera
    corretta
    2) la UE ha rilevato un vizio di forma, ma accetterà la legge italiana quando verrà presentata nel modo corretto;
    3) la UE concorda che limitare i sacchetti è una cosa su cui porre l’attenzione
    4) il TAR del Lazio conferma il divieto;
    5) Al momento ogni città può muoversi in maniera autonoma per applicare sanzioni amministrative.

    Rispondi

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