Greentips…consigli verdi-Nuovo disastro petrolifero cinese

28 luglio 2011 at 12:55 Lascia un commento


4 giugno 2011. Forse questa data non dice niente a nessuno di voi, ma è il giorno dell’ennesimo disastro ambientale. Questa volta è successo in Cina, nella Baia di Bohai, poco più di 300 chilometri a sud di Pechino.

Il governo cinese non ha divulgato la notizia. Nè lo hanno fatto le aziende petrolifere coinvolte; a farlo è stato un cittadino qualunque, che il 21 giugno ha diffuso la notizia tramite il Twitter cinese, Weibo.  Stando alle informazioni raccolte sinora, sembra che il giacimento di petrolio di Penglai 19-3 (il più grande, nel suo genere, nella Repubblica Popolare Cinese) abbia subito due falle durante le fasi di trivellazione, che hanno riversato in mare petrolio per 840 chilometri quadrati (per rendere l’idea, l’area corrisponde alla metà della superficie di Londra) al momento della divulgazione della notizia. Il danno ambientale riportato dall’acqua in quella zona è sceso a livello 4, cioè il più basso nella scala stabilita per dare un grado alle analisi. Tuttavia, nonostante si parli di questo disastro, le due società che gestiscono il giacimento, l’american ConocoPhillps e la cinese China National Offshore Oil Corporation (CNOOC) non diffondo notizie in merito, occultando di fatto le informazioni. Le uniche note che vengono rilasciate sono di rassicurazione, sostenendo che la situazione è sotto controllo. Secondo il direttore di un’organizzazione non governativa cinese, l’Istituto degli Affari Pubblici e Ambientali, il ritardo con cui è stata data la notizia e la scarsità di informazioni è inammissibile. Come non è ammissibile non conoscere l’esatta situazione e il danno ambientale che è stato arrecato, aggiungiamo noi. Non è ancora chiaro quanto questo disastro influirà sulla pesca e l’economia della zona interessata. In ogni caso, l’unico dato certo è che le sanzioni applicate in caso di incidenti ambientali  ammontano a circa 21.000€.

E’ notizia delle ultime ore che la macchia di petrolio in mare è aumentata sino a coprire 4.200 chilometri quadrati  (sempre per dare l’idea della sua vastità, corrisponde a 4 volte la superficie di Roma), per un totale stimato di 7 mila barili di greggio.

Ad un mese dal disastro sembra anche evidente che le falle sono due: infatti sono stati riscontrati versamenti in mare in due zone distinte della baia, in un arco compreso in 4 chilometri di costa, interessando la spiaggia di Dondaihe.

In Cina mancano leggi in materia di disastri ambientali. E’ molto probabile che i risarcimenti andranno solo ai pescatori, per il danno causato dal mancato guadagno della loro attività. E non è nemmeno chiaro chi delle due società pagherà. Probabilmente toccherà all’americana ConocoPhillps , detentrice del 49% del capitale (alla CNOOC il restante 51%): secondo le normative cinesi sarà ritenuta il maggior responsabile di disastro ambientale in caso di incidenti.

La Cina, Paese economico emergente, presenta lacune enormi a livello legislativo. Le carenze di regole anche in materia di sicurezza portano inevitabilmente a disastri ambientali, più o meno piccoli. Ricordiamo che l’anno scorso l’esplosione di due oleodotti ha provocato la fuoriuscita di 12.000 barili di greggio nel porto di Dalian. Durante le operazioni di bonifica dell’area interessata è anche morto un vigile del fuoco. Nel 2008, invece, si sono registrate almeno 109 fuoriuscite di greggio.

La memoria corre all’incidente dell’anno scorso nel porto di Dalian, quando l’esplosione di due oleodotti della China National Petroleum provocò la fuoriuscita di 12mila barili di greggio pari a un danno economico di oltre 200 milioni di yuan (31 milioni di euro). Un incidente catalogato “ad alto livello d’inquinamento” secondo la legge sulla tutela ambientale approvata a marzo dell’anno passato che affida l’inchiesta direttamente al governo. Soltanto nel 2008, riferì allora il quotidiano Global Times , furono registrate 109 fuoriuscite di greggio in Cina.

E per l’ennesima volta il mondo assiste all’attacco dell’uomo all’ambiente. Anche se la bonifica dell’area avverrà in tempi relativamente brevi, l’inquinamento marino avrà comunque agito e alcune specie acquatiche saranno sicuramente state compromesse. Dobbiamo essere onesti e renderci conto che non è possibile vivere senza petrolio (da esso si possono ottenere anche oggetti utili e spesso indispensabili per la vita quotidiana). Quello che si deve cercare di fare è innanzitutto limitare l’uso del petrolio al minimi indispensabile. Ridurne i consumi significa ridurne l’estrazione. Poi è necessario sostituire gli impianti obsoleti con strutture moderne e sicure, che adottino tutti i sistemi di sicurezza più innovativi. Troppe volte leggiamo notizie di disastri causati dall’estrazione del petrolio. E’ ora di darci un taglio e di salvaguardare l’ambiente marino, così delicato e indispensabile alla nostra stessa esistenza.

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