Greentips…consigli verdi – Latte A1 e latte A2

22 agosto 2011 at 14:09 Lascia un commento


Negli anni è sempre passata inosservata una notizia che, invece, potrebbe interessare molti. Uno studio condotto nel 2003 in Nuova Zelanda ha evidenziato il rischio aumentato di diabete di tipo1 e di malattie cardiache tra i consumatori abituali di latte.

Il latte contiene delle proteine che, per l’80%, sono costituite da caseina, in diverse varianti. Nelle razze di mucche europee, australiane, neozelandesi e americane producono per lo più la beta-caseina A1 e sembra, dallo studio neozelandese, che sia questa caseina la causa di malattie metaboliche come il diabete e cardiache. Questa caseina sembra contenere un frammento di caseo morfina, che –essendo tossica- può produrre reazioni lesive al nostro organismo, in quanto il suo effetto può essere sia narcotico che ossidante. Può portare a infiammazioni di sanguigni, causando cardiopatie e può indurre l’organismo a distruggere la propria insulina, causando il diabete 1.  Tuttavia, sembra che la trasformazione del latte in burro e formaggi limiti l’azione della beta-caseina A1, resa inattiva nella lavorazione.

Secondo lo studio, avviato dal Prof. Kevin Woodford, professore di  Farm Management and Agribusiness alla Lincoln University in Nuova Zelanda, 5000 anni fa la beta-caseina si è trasformata, dando il via a una seconda caseina, apparentemente nociva per l’uomo. Non è chiaro come la mucca che produceva il latte modificato si sia così affermata in Europa; ma sembra che i suoi vitelli fossero più docili e quindi più adatti all’allevamento.

Il trial medico svolto dal Professor Woodford ha preso in esame 20 Paesi per quanto riguarda l’incidenza di malattie cardiache e 19 Paesi per l’incidenza del diabete di tipo 1. Con i risultati alla mano, l’analisi ha portato alla conclusione che la popolazione più sana è quella giapponese, in cui il consumo di latte è ridotto. Ma il dato che ha colpito maggiormente è stato scoprire che anche in Francia i rischi cardiaci e metabolici sono ridotti e lì si consuma il latte prodotto da mucche brune, con scarso contenuto di proteina A1. Seguono le Isole Guersney e Channals. Le incidenze maggiori di malattie cardiache si riscontrano, invece, proprio in Nuova Zelanda, dove la beta-caseina A1 è presente nel latte locale e di cui se ne fa largo consumo.

L’effetto peggiore, però, si ha nell’insorgenza del diabete di tipo 1. Sia i dati dello studio neozelandese, che anche le analisi di laboratorio condotti sui topolini, hanno evidenziato la stretta connessione tra diabete e beta-caseina A1. Tuttavia, per alcuni ricercatori i risultati degli studi sinora condotti sono ancora incerti e le concause non mancano (sono sotto accusa anche le cellule beta del pancreas e alcuni virus che provocano infezioni enteriche).

Gli studi hanno anche evidenziato che il periodo più critico per l’assunzione di latte A1 sia la primissima infanzia (entro il primo anno di vita): in questa fase della crescita, il sistema immunitario verrebbe sensibilizzato dalle proteine del latte a produrre anticorpi anti-insula contro le cellule beta nel corso della vita.

I ricercatori neozelandesi sottolineano come queste loro scoperte siano solo l’inizio di un nuovo campo di ricerca, ancora tutto da sviluppare e non sconsigliano, al momento, l’abolizione del latte dalla propria dieta. Anche il Ministero della Sanità non si è sentito in dovere di apporre alcuna etichetta sulle confezioni di latte e suoi derivati per la segnalazione di rischi, visto che i dati divulgati non sanciscono una certezza di colpevolezza. D’altro canto, però, pur riconoscendo una certa connessione tra cardiopatie, malattie metaboliche e latte A1, non viene data la possibilità ai cittadini di scegliere che latte consumare. Solo 25% di capi, in Nuova Zelanda, produce solo la variante A2, che sarebbe l’originale da cui è derivato l’A1. Il 75% produce per la maggior parte A1 e in altri casi, più rari, A1 associata all’A2 o altre varianti non comuni. Il latte di pecora e quello di capra (riconosciuto da sempre come più digeribile) non contengono la beta-caseina A1. Il latte umano è quello più simile all’A2 bovino ed è per questo che il Prof. Woodford, pur non volendo alimentare ingiustificati allarmismi, consiglia di allattare al seno i neonati per il più lungo periodo possibile e di continuare a somministrare latte che non sia A1 e di integrare la dieta da adulti con probiotici.

Un’alternativa sarebbe quella di sostituire, nel tempo, nei Paesi più a rischio bestiame che produce A1 con quello che produce A2. Questo gioverebbe alla popolazione, senza però intaccarne le abitudini e il costo sarebbe pari a zeo.

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