Greentips…consigli verdi – Finalmente basta plastica?

19 gennaio 2012 at 12:11 Lascia un commento


Diciamolo, l’anno nuovo non è cominciato benissimo, dal punto di vista ambientale. Alcuni terribili fatti, occorsi nel 2011, si stanno protraendo e sentiremo parlare della Nuova Zelanda (5 ottobre), del Brasile (15 novembre) e della Nigeria (23 dicembre) ancora per un bel po’; così come ci trascineremo le battaglie legali relative al disastro del Golfo del Messico (10 aprile 2010).

Questi disastri hanno minato l’equilibrio di delicati eco sistemi, faceno morire migliaia di pesci e uccelli e permeando i fondali di una patina nera e soffocante, quasi impossibile da eliminare. Oltre al disastro ambientale, si devono annoverare le ricadute economiche: le operazioni di salvataggio delle persone coinvolte, di arginamento dei riversamenti petroliferi, la messa in sicurezza dei relitti si sommano all’annientamento di economie locali già in difficoltà. Ricordiamo, per esempio, ai danni alla pesca causati in Nuovo Messico.I danni correlati a un disastro ambientale, quindi, non si limitano alla sola marea nera, le cui foto sicuramente suscitano impressione e sgomento, ma sono di una portata di molto superiore e le stime sono sempre al ribasso rispetto a quanto realmente si registra, anche a distanza di anni.Da ultimo, ma proprio perchè il più importante, ricordiamo che troppo spesso quando un accadono questi incidenti si perdono vite umane.

Ma com’è possibile che nella nostra epoca, in cui la tecnologia è sempre più avanzata, non si riescano ad evitare questi danni? Come è possibile che colossi come la Chevron o la BP siano protagonisti della cronaca nera ecologica? Forse non esiste una risposta sola, unica e valida per tutti. Tra le concause si possono considerare i materiali usurati e mai ripristinati, cercando un maggior guadagno abbassando le spese di manutenzione.

Da queste semplici analisi sembra che le colpe debbano essere solo addossate ai grandi gruppi petroliferi, che gestiscono male i propri possedimenti e non seguono pedissequamente le procedure di sicurezza. In realtà, se enormi quantità di petrolio si muovono nei mari e oceani del nostro Pianeta è anche colpa nostra.

Come abbiamo più volte detto, esprimendo un nostro personale pensiero, non crediamo che sia possibile eliminare del tutto il petrolio dalle nostre vite. Con il petrolio si producono migliaia di oggetti di uso comune di cui non potremmo fare a meno. Senza questi, non avremmo nemmeno il progresso. I derivati dalla raffinazione del petrolio sono: la plastica, l’asfalto, il catrame, il gasolio, gli oli combustibili, quelli lubrificanti, il cherosene, la paraffina, la benzina. Pensate ora a quanti oggetti si realizzano con questi derivati e a quanti di questi non è possibile rinunciare.

Dobbiamo però sottolineare che dall’uso per necessità si è passati in un breve arco di tempo (pochi decenni) all’abuso. Ed è qui che possiamo intervenire noi e contribuire così alla prevenzione dei disastri ambientali legati al petrolio.

Non ci stancheremo mai di scoraggiare l’uso dell’automobile, se non necessario. Troppo spesso la utilizziamo per percorrere poche centinaia di metri, boicottando l’uso della più salutare bici o andando a piedi.Utilizzare meno la macchina significa bruciare meno carburante, a vantaggio della nostra salute.

Troppo spesso ci riempiamo la casa di oggetti in plastica, di cui non abbiamo reale bisogno. Se ci limitassimo ad acquistare lo stretto necessario e dedicassimio i risparmi (di denaro e tempo) nella ricerca di oggetti davvero unici, ridurremmo anche l’uso dei raffinati in origine.

Ma c’è un oggetto, su tutti, che invade le nostre vite tutti i giorni. Le buste di plastica. Questo piccolo e leggero oggetto, che pesa pochi grammi, piegato occupa pochissimo spazio a fronte di una grossa capacità contenitiva è in realtà uno dei maggiori nemici dell’ambiente. La malsana abitudine di abusarne sta letteralmente distruggendo l’ambiente, con grosse ripercussioni nell’ecosistema e, non da ultimo, sulla nostra salute.

I sacchetti che ci vengono regalati nei negozi molto spesso non vengono utilizzati per più di due volte. La maggior parte di essi vengono buttati via, senza troppi ripensamenti, o dispersi nell’ambiente senza criterio.

Tanto è solo un sacchetto…

Questa è l’idea che ci hanno messo in testa i potenti (politici ed economici) di qualche decennio fa. Ricordiamo tutti la scena del film Il Laureato del 1967, in cui Dustin Hoffman ha uno scambio di battute con un amico del padre:”Voglio dirti solo una parola, ragazzo. Solo una parola». «Sì, signore». «Mi ascolti?». «Sì, signore». «Plastica». Pausa. «Credo di non avere capito, signore». «Plastica, Ben. Il futuro è nella plastica”, il cui riferimento è chiaramente il Nobel per la Chimica assegnato allo scienziato Giulio Natta, che brevettò nel 1963 il polipropilene.

Quando fu messo in circolazione, il sacchetto di plastica sembrava la soluzione perfetta per la vita di tutti i giorni. Ogni negozio ce ne dava anche più di uno, per contenere la spesa e gli altri acquisti. Con i decenni si sono manifestate le conseguenze. Per esempio, in città, i sacchetti dispersi imbrattano gli spazi comuni: parchi, strade, vie di scolo. Pensate a quale intasamento può causare un ammasso di plastica nel sistema smaltimento delle acque delle nostre città.

Alcuni sacchetti, lasciati da incauti turisti o trasportati da maree e venti, imbrattano anche le aree non urbane. Gli animali selvatici e gli animali marini si ritrovano, talvolta, a mangiare plastica scambiandolo per cibo.

La plastica dei sacchetti, la maggior parte delle volte, finisce in mare aperto. Al largo dell’America ha addirittura creato un’isola galleggiante, che viene ora chiamata il sesto continente tanto è estesa. Il Pacific Tash Vortex è un enorme problema sociale, di cui ancora non si parla abbastanza e non si fa abbastanza per estinguerlo. La plastica quando è in acqua si scinde in polimeri via via più piccoli che contaminano l’acqua e gli essere viventi più piccoli della catena alimentare marina. Pesce grande mangia pesce piccolo  e se il pesce piccolo è intossicato, il pesce grande si intossica a sua volta. L’uomo pesca i pesci inquinati e così immette cibo tossico nella catena alimentare. Spaventoso.

Nel corso del 2011 avevamo gioito per la scelta del Governo italiano di proibire i sacchetti di plastica nella grossa distribuzione. A fine anno, il Governo Tecnico che si è succeduto ci ha lasciati con il fiato sospeso, perchè sembrava che questo divieto fosse stato ritrattato. Ora possiamo dire che non è così. Il nuovo Governo ha invece dato maggiori dettagli e nuove limitazioni alla distribuzione delle shopper di plastica, incentivando le shopper biodegradabili. A fine anno sembrava che le lobby della plastica non volessero rinunciare ai guadagni del loro commercio e sembrava che si fossero imposte sulle scelte governative, anzichè cercare di modificar le loro linee produttive. Ovviamente non si può pretendere che il cambio di abitudini sia rapido e indolore (pensiamo a chi potrebbe perdere il lavoro a causa della “crisi della plastica”) ma riteniamo che nuove leggi e nuove abitudini possano essere un’opportunità in più di sviluppo.

In realtà è proprio su questo aspetto che il Ministro dell’Ambiente e il Ministro dello Sviluppo Economico stanno dirigendo gli obiettivi futuri.
Ecco cosa comunica il Ministrero dell’Ambiente in un comunicato stampa del 23 dicemrbe scorso:

L’obiettivo del Governo è infatti accelerare il percorso già in atto per orientare i consumatori verso prodotti ambientalmente sostenibili, e insieme dare impulso allo sviluppo della “green economy”, che può rappresentare un settore trainante della crescita.

Inoltre, sono state rafforzate le sanzioni per chi vìola le nuove prescrizioni di tutela ambientale e dei consumatori.”

Da parte nostra vi suggeriamo di non attendere leggi e regolamenti governativi per attuare ciò che è dettato dal buon senso: andare a fare la spesa con una shopper di tela o con una classica sporta è un’azione di responsabilità e coscienza ecolociga che ripagherà tutti noi con un ambiente più pulito e salubre.

Vi suggeriamo di guardare e divulgare questa presentazione, in cui viene spiegato semplicemente ma efficacemente perchè rinunciare alla plastica.

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Greentips…consigli verdi – Merry Green Christmas! Greentips…consigli verdi – i danni dell’eternità

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