Greentips…consigli verdi – i danni dell’eternità

14 febbraio 2012 at 11:56 Lascia un commento


E’ sulle prime pagine di tutti  i giornali: ieri si è concluso un processo storico,  quello a carico del miliardario Stephan Schmidheiny (64 anni) e il barone belga Louis de Cartier (90 anni), proprietari della ditta Eternit, intentato dai parenti di 2191 vittime dell’eternit. Il tribunale di Torino ha stabilito che i due imputati sono colpevoli di disastro doloso e omissione di cautele antinfortunistiche e devono risarcire € 30.000,00 per ogni vittima (per un totale complessivo di €65.730.000).
La sentenza espressa ieri è storica perché ha tenuto conto delle implicazioni sociali a tutto tondo. Alle carenze nella tutela dei propri lavoratori, si sono aggiunti i danni causati a terzi: sono state liquidate provvisionali di 15 milioni di euro all’Inail e € 70.000 a Medicina Democratica (movimento di lotta per la salute); inoltre sono stati risarciti € 100.000 alle associazioni ambientaliste e sindacali.
Il fulcro della battaglia, durata anni, è che i titolari della ditta Eternit non hanno mai attivato delle misure adeguate per la salvaguardia della salute dei dipendenti, nonostante si sapesse da anni che l’amianto può avere effetti mortali.
Ma che danni fa l’amianto e cos’è l’eternit, un suo derivato?
L’eternit è un materiale inventato dall’austriaco Ludwig Hatschek, che lo brevettò nel 1901 e nel 1902 Alois Steinmann acquistò anche la licenza per la produzione, che iniziò su scala industriale. In pochi anni, questo indistruttibile e versatile materiale fu utilizzato per una vastissima varietà di impiego: dalle tegole alle fioriere, alle tubature, fino agli ondulati usati come coperture, soprattutto per i tetti dei capannoni. Nel 1964 iniziò la produzione di eternit colorato, che lo rese ancora più diffuso nell’oggettistica di uso quotidiano. Solo dal 1984 le fibre di asbesto vennero sostituite con materiali non cancerogeni. Nel 1994 se ne blocco definitivamente la produzione.
Ciò che rese un passepartout l’eternit erano le sue caratteristiche: resistenza alla corrosione, all’usura e alle variazioni di temperatura, versatilità e notevole leggerezza, nonché è un ottimo isolante sia termico che acustico.
In Italia si produsse questo materiale negli stabilimenti di Casale Monferrato e Broni. La contaminazione da amianto raggiunse livelli di guardia altissimi anche fuori dallo stabilimento, perché furono installati impianti di aerazione che disperdevano la polvere tossica fuori dalla fabbrica, contaminando la popolazione limitrofa.
L’asbesto (altro nome dell’amianto) in sé non è pericoloso. Lo diventa se inalato. Già agli inizi del ‘900 l’organizzazione mondiale della sanità aveva riscontrato la nocività di questo minerale sulla salute umana. Se maneggiato, l’asbesto produce una micro polvere, le cui particelle si depositano negli alveoli polmonari, nei bronchi e nella pleura, causando danni irreversibili. Sembra che anche l’inalazione di una sola particella di fibra possa causare patologie mortali, non esistono limiti di guardia sotto i quali i rischi sono limitati. Ciò significa che maggiore è l’esposizione a questo minerale, maggiore è la probabilità di contrarre patologie polmonari. A seconda della grandezza delle particelle inalate, si nota l’interessamento delle diverse parti dell’apparato respiratorio: per esempio le particelle più grandi (7 micron) si fermano nella cavità orale e nasale; quelle fino a 3,3 micron si fermano nei bronchi secondari, quelle fino a 1,1 micron arrivano agli alveoli polmonari.
Le malattie provocate dall’amianto si sviluppano in seguito a meccanismi di natura irritativa, degenerativa o cancerogena e possono mutare in malattie come:

  •  l’asbestosi: malattia cronica che porta a una degenerazione polmonare. Cicatrici fibrose, sempre più spesse rendono i tessuti polmonari meno elastici, spessi e duri inibendo lo scambio di ossigeno, portando a una inesorabile insufficienza respiratoria.

 

  •  il mesotelioma: è un tumore maligno che colpisce lo strato cellulare di pleura, peritoneo, pericardio, cavità vaginale, testicoli (cioè tutte le cavità sierose del corpo). Il periodo di latenza di questa neoplasia è molto alto: dai 15 ai 45 anni e la sua causa è stata riconosciuta esclusivamente nell’esposizione all’amianto. Questo tumore, che è tra i più aggressivi, non ha ancora terapie di contrasto efficaci.

 

  • I carcinomi polmonari sono i più diffusi, il suo  tempo di latenza sono di 15- 20 anni e può avere altre concause, che ne aumentano la frequenza e aggressività (come il fumo di sigaretta).

Altri  tumori riscontrati in seguito all’inalazione dell’asbesto sono quelli della laringe o del tratto gastro-intestinale e altre sedi.
Il tempo di latenza (cioè l’insorgere della malattia dopo l’esposizione dall’agente patogeno) è generalmente lungo e i primi sintomi si possono riscontrare anche dopo decenni. I fattori che possono scatenare una malattia legata all’amianto sono diversi e ogni soggetto reagisce in modo differente. Sono infatti determinanti il tempo di esposizione, la grandezza delle particelle, la loro stabilità, la quantità inalata nonché la predisposizione fisica individuale.
In Italia si è proibita qualsiasi operazione legata all’amianto (estrazione, lavorazione, commercializzazione) nel 1991 e negli anni successivi (1994-1996) sono state emanate leggi che ne stabiliscono le procedure di bonifica dei siti ove sia stato utilizzato amianto o eternit.
È quindi dalla metà degli anni ’90 che si sta cercando di bonificare abitazioni e spazi commerciali dai derivati dell’amianto. C’è da precisare, però, che l’eternit integrato nelle strutture interne, le lastre piane o quelle ondulate non sono pericolose perché non soggette all’usura: non sgretolandosi, conservate in maniera ottimale, non emanano polveri sottili. Questo non avviene ovviamente per il materiale esposto alle intemperie: la progressiva azione degli agenti atmosferici porta a un deterioramento superficiale che può quindi rilasciare nell’aria materiale nocivo.
La bonifica dell’eternit (o cemento amianto) deve avvenire all’aperto e devono essere adottate tutte le misure preventive affinché non ci sia dispersione di polveri. I metodi previsti sono a) la rimozione del materiale, che deve essere tolto in un unico pezzo e smaltito con tutte le precauzioni del caso. La copertura deve quindi essere sostituita con altre coperture atossiche; b) l’incapsulamento: ove sussistano ragionevoli dubbi sulla dispersione di particelle, l’amianto viene avvolto da del materiale impregnante che penetra nelle fibre, legandole tra loro, e con prodotti ricoprenti (spesso integrati con prodotti che aumentano la resistenza agli agenti atmosferici); c) la sopracopertura copre l’eternit con una nuova struttura atossica, eliminandone la dispersione di polveri tossiche. Questo sistema può essere applicato solo nel caso che la struttura portante sia sufficientemente resistente per sopportare il peso di una copertura aggiuntiva. Il rischio è che durante le operazioni d posa si possano liberare polveri di amianto, forando le parti per fissarle assieme. Nel caso di incapsulamento e sopracopertura è necessario effettuare delle verifiche costanti e periodiche, per verificarne lo stato di conservazione e l’usura.
Le leggi che proteggono il lavoratore sono molto precise: se esiste anche solo un dubbio minimo sulla presenza di amianto nella propria attività, il datore di lavoro deve attivarsi per valutare i rischi,  individuare i materiali contenti amianto e stabilire l’entità della possibile polvere. In caso di azioni di bonifica o maneggio di materiale a rischio, il datore di lavoro è tenuto a: inviare una notifica all’organo di vigilanza di competenza territoriale, indicando l’ubicazione del cantiere, i tipi e i quantitativi di amianto manipolato, attività e procedimenti applicati, numero di lavoratori interessati, data di inizio lavori e durata prevista, misure adottate per proteggere i lavoratori dall’esposizione all’amianto.
I lavoratori che maneggiano l’asbesto devono essere adeguatamente protetti con indumenti adatti, come tute, guanti, maschere con filtri per proteggere le vie aeree. Inoltre devono essere previsti locali distinti ove riporre gli indumenti contaminati e questi devono essere chiusi in appositi contenitori quando devono essere trasportati in lavanderie specializzate. Inoltre devono essere previsti appositi spazi, separati da chi non maneggia amianto, come mense o lavatoi.
Nel 2008, con un ulteriore decreto legge, è stato imposto un limite per l’esposizione alle polveri d’amianto, fissato ora a 0,1 fibre per cm3 come media in 8 ore di attività.
Nel caso si abbia a che fare con materiale contente amianto, o eternit, non è il caso di allarmarsi e provvedere autonomamente alla sua  rimozione,perché è proprio così che si aumentano i rischi. Come già detto, l’asbesto è pericoloso se sbriciolato, quindi è necessario innanzitutto far valutare la situazione da degli esperti, che sapranno consigliare se è il caso di procedere con l’asportazione o con la copertura del materiale a rischio.

Entry filed under: Disastri ecologici, Ecologia. Tags: , , , , .

Greentips…consigli verdi – Finalmente basta plastica? Greentips…consigli verdi – l’inquinamento domestico

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Trackback this post  |  Subscribe to the comments via RSS Feed


Ecogreentips.org

Clicca qui per iscriverti a questo sito e ricevere le notifiche dei nuovi articoli via e-mail.

Segui assieme ad altri 454 follower

Feeds

Seguici su Facebook

Categorie

Archivi

Creative common

Sosteniamoli!

Greenpeace Italia

English version

Trovi i Greentips anche qui:


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: